Belotti si racconta: dal segreto della sua esultanza, al ricordo di Vialli

Non è stata finora una stagione facile per lui. Andrea Belotti non è ancora riuscito a esprimersi al massimo. Ma, a quasi 30 anni, l’attaccante si racconta in una lunga intervista tra ricordi e presente.

L’addio al Torino dopo 106 gol in campionato, la scelta di cambiare e di provare una nuova avventura, dove non sarebbe stato il punto di riferimento che era in granata.

Belotti
Belotti con la maglia della Roma (LaPresse) – Notizie.com

Andrea Belotti, 30 anni da compiere il prossimo dicembre, ha scelto la Roma per la seconda parte di carriera, cosciente che in giallorosso avrebbe avuto concorrenza e meno spazio. Ha voluto provare una sfida, accettando la corte di José Mourinho. In una lunga intervista a “Cronache di Spogliatoio”, l’attaccante ha raccontato diversi retroscena, anche curiosi. Per esempio, da dove deriva il soprannome “Gallo”? Belotti spiega: “Il mio amico Juri aveva un bar a Calcinate, il paese in cui sono nato. Da piccolo giocava a calcio e segnava in tutti i modi, ma aveva una testa… insomma. Di cognome faceva però Gallo. Segnava in tutti i modi, un vero e proprio bomber, depositava il pallone in rete sui campi di provincia e correva a esultare mimando la cresta. Un «fuori di testa», pensavo”.

Belotti si racconta: “Ecco come nasce la mia esultanza”

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Belotti e il segreto della sua esultanza – Notizie.com – Foto Lapresse

Poi la svolta, un pomeriggio: “All’epoca avevo 18 anni e giocavo in C, all’Albinoleffe. Un giorno, finalmente, riesce a liberarsi dal lavoro per venirmi a vedere e mi dice: ‘Se segni promettimi di esultare con la cresta in mio onore’. Dopo due minuti faccio gol e mimo la cresta, ma Juri è entrato in ritardo: mentre parcheggiava ha sentito il boato dello stadio. Insomma, ho fatto la cresta per… nessuno“. Ma Belotti è anche una persona profonda, racconta dell’avventura all’Europeo, il ruolo di centravanti condiviso con l’amico Immobile. Soprattutto l’apporto di Gianluca Vialli, più di un riferimento: “Ho in mente un momento. Una mattina, dopo colazione, arrivo al campo un’ora prima, pensando di non trovare nessuno. E invece c’era una persona che correva da sola. Era lui”.

“In quel preciso istante, ho pensato che nonostante tutte le difficoltà che stava passando, lui stava correndo. Con la sofferenza che aveva dentro, con i milioni di problemi che si portava dietro. Con la sua forza. Gianluca era pronto ad aiutarti, sempre. Eppure era lui quello che aveva bisogno di aiuto. Quando vedi una persona dare tutto quello, ti guardi dentro e senti che ti sta trasmettendo una forza devastante. Sono convinto che vivrà per sempre dentro di noi”.

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